L'Italia al bivio: oltre l'incertezza, verso una nuova visione di crescita e sviluppo demografico
- Giovanni Currò

- 2 giorni fa
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Oggi, presso la Biblioteca Giorgio Zanotto a Roma, ho avuto il piacere di intervenire al convegno organizzato da Assopopolari e dal Centro Studi Confindustria, che ringrazio. Siamo stati chiamati ad esprimerci sulle prospettive della crescita in Italia.
Commentare i dati del Rapporto di Previsione Primavera 2026 non è stato un mero esercizio tecnico, ma un momento di riflessione profonda sulla necessità di una nuova antropologia della crescita.
L’incertezza come sistema
Il quadro economico che emerge è dominato da quello che definisco il "rumore di fondo" della nostra epoca: l'incertezza elevata a sistema. La previsione di crescita del PIL per il 2026 allo 0,5% (scenario baseline) è estremamente fragile, poiché legata all'ipotesi di un conflitto in Iran di brevissima durata. I dati più recenti della "Congiuntura Flash" di aprile ci dicono però che l’onda d’urto è già qui: la fiducia delle famiglie è in caduta e il settore dei servizi è scivolato in zona recessiva a marzo. In scenari di conflitto prolungato, rischiamo una contrazione del PIL del -0,7%.
Oltre la logica del conflitto: la riconversione energetica
Il Rapporto evidenzia come l’adeguamento della spesa per la difesa al 3,5% del PIL potrebbe agire da stimolo economico, ma solo in scenari ottimali (con import ridottissimo), viceversa lo stesso studio conferma che tale spesa nell’arco del decennio non possiede un moltiplicatore positivo. Ritengo che una crescita alimentata dall'industria bellica sia solo un'illusione di sviluppo che non produce progresso etico reale.
La vera sfida europea deve essere la sovranità energetica.
L’Italia è il paese più esposto: se il conflitto nel Golfo dovesse perdurare, la nostra manifattura pagherebbe 21 miliardi di euro in più in bolletta, portando l’incidenza dei costi energetici al 7,6% dei costi totali, livelli insostenibili già visti nel 2022. A mio avviso la direzione tracciata dall’Agenda 2030 dell'ONU e dal PNRR per la riconversione ambientale è l'unica via per una sicurezza strutturale che mitighi i rischi geopolitici.
PNRR e Legalità Tecnologica: togliere i freni alla crescita
Nonostante l'impegno dello Stato, i dati governativi segnalano una difficoltà cronica nella "messa a terra" degli investimenti: a fine 2025 abbiamo speso solo 110 miliardi di euro (52% della dotazione) a fronte di 153 miliardi già ricevuti dall’Europa.
Dobbiamo trasformare le procedure d'emergenza del PNRR in norme strutturali. La risposta al rischio di infiltrazioni criminali non può essere la burocrazia paralizzante, ma l'investimento in controlli tecnologici capillari. Abbiamo il know-how per monitorare i flussi finanziari in tempo reale senza bloccare i cantieri; dobbiamo solo dare allo Stato le giuste risorse per farlo.
Capitale Umano: fermare la "rarefazione" giovanile
Il dato più allarmante del Rapporto riguarda la "rarefazione" della componente giovanile: l'incidenza dei 15-34enni sulla popolazione è scesa dal 25% del 2005 al 20,6% del 2025. Con un tasso di natalità fermo all'1,24, l'Italia rischia di perdere 5 milioni di abitanti entro il 2050.
Non possiamo restare a guardare mentre 190.000 giovani (metà dei quali laureati) fuggono all'estero in cinque anni. La mia proposta politica, integrando le istanze più avanzate del dibattito attuale, si articola su punti chiari:
Start Tax: Riduzione dell'IRPEF fino al 50% per gli under 35 per sostenere i redditi d'ingresso.
Riforma del TFR: Per i nuovi contratti under 36, eliminare il differimento del TFR per trasformarlo in retribuzione liquida immediata, rendendo le giovani coppie "bancabili" per l'acquisto della casa.
Remunerazione Stage: Fissare una soglia minima di 1.000-1.200 euro mensili contro il lavoro povero.
Scuola e Futuro: Ridurre la durata delle superiori a 4 anni per anticipare l'ingresso nel mercato del lavoro, in linea con gli standard internazionali.
Conclusione
La stabilità economica non basta. Siamo chiamati a decidere se gestire il declino o avere il coraggio di una visione umanistica. Investire oggi sui giovani e sulla riconversione energetica significa scrivere un domani che non sia più condizionato dalla durata di una guerra, ma dalla solidità delle nostre idee.



