Privacy bancaria e Fisco: la CEDU condanna l’Italia.
- Giovanni Currò

- 13 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Il diritto alla riservatezza non è un "gentile omaggio" dello Stato, ma un pilastro della libertà individuale che le istituzioni hanno il dovere di proteggere. La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) nel caso Ferrieri e Bonassisa v. Italy (Applications nos. 40607/19 and 34583/20), pubblicata l’8 gennaio 2026, segna un punto di non ritorno: l'Italia è stata condannata per la grave carenza di tutele normative riguardanti l'accesso ai dati bancari dei cittadini.
Il Caso: Quando il controllo fiscale diventa "indiscriminato"
La vicenda nasce dai ricorsi di due cittadini italiani, un perito e un commercialista, i cui dati bancari, estratti conto e cronologie delle transazioni sono stati acquisiti integralmente dall'Agenzia delle Entrate per finalità di audit.
La Corte di Strasburgo ha analizzato nel dettaglio la normativa italiana (art. 32 del D.P.R. 600/1973 e art. 51 del D.P.R. 633/1972), giungendo a conclusioni durissime. I giudici hanno stabilito che l'acquisizione di questi dati costituisce una chiara interferenza con la vita privata protetta dall'Articolo 8 della Convenzione.
I punti critici rilevati dalla sentenza:
L’assenza di una "Base Legale" solida: La CEDU ha riscontrato che la legge italiana non soddisfa i requisiti di "qualità". In particolare, la legislazione attuale conferisce alle autorità fiscali una discrezionalità sfrenata (unfettered discretion) riguardo all'ambito e alle condizioni delle misure di controllo.
Mancanza di motivazione e controllo: La Corte ha notato con preoccupazione che, secondo la prassi della Cassazione italiana, l'autorizzazione all'accesso bancario non richiede una motivazione analitica e non è impugnabile autonomamente.
Il vuoto dei rimedi: Il cittadino non ha alcuno strumento di difesa immediato. I rimedi esistenti (come il ricorso contro l'avviso di accertamento finale) intervengono troppo tardi, quando la violazione della privacy è ormai avvenuta e i dati sono già nelle mani dello Stato senza che un giudice terzo ne abbia vagliato la necessità.
In sintesi, la Corte ha dichiarato che tali interferenze "non sono avvenute in conformità con la legge", poiché il sistema non offre garanzie procedurali sufficienti a proteggere il contribuente da abusi.

Il commento di Giovanni Currò
Questa sentenza non è solo un monito tecnico, ma solleva una questione politica e civile di primaria importanza che richiede un intervento legislativo immediato.
"Il controllo indiscriminato operato oggi dallo Stato, attraverso l'accesso senza filtri ai conti correnti, rappresenta una lesione profonda della sfera personale. Non si tratta di difendere l'evasione fiscale, ma di pretendere che lo Stato operi all'interno di un perimetro di regole certe.
La condanna della CEDU mette a nudo una carenza legislativa specifica: l'assenza di contrappesi al potere burocratico. Avere una normativa chiara è l'unico modo per consentire ai cittadini di possedere le giuste tutele della privacy. È imperativo che vengano definiti per legge — e non con prassi amministrative — i criteri, le modalità e le procedure di verifica.
Lo Stato deve tornare a motivare le proprie azioni intrusive e deve essere previsto un controllo indipendente, giudiziario o terzo, che verifichi la proporzionalità dell'accesso ai dati prima che questo avvenga. La trasparenza deve essere un valore bilaterale: il cittadino è trasparente verso il Fisco, ma lo Stato deve essere trasparente e rispettoso verso i diritti del cittadino."
— Giovanni Currò
Verso una riforma necessaria (Art. 46 CEDU)
Per la prima volta, la Corte ha indicato la necessità di misure generali (ex Art. 46), sottolineando un problema sistemico dell'ordinamento italiano. L'Italia dovrà ora legiferare per indicare con precisione:
Le circostanze specifiche che permettono l'accesso ai dati.
Le condizioni temporali e di merito della verifica.
Un sistema di revisione giudiziaria effettivo ed ex post che sia realmente accessibile.
Conclusione
Come Studio Currò, accogliamo questa sentenza come una vittoria della democrazia sul potere indiscriminato. Continueremo a monitorare l'evoluzione normativa, convinti che la tutela della privacy non sia un ostacolo alla giustizia fiscale, ma la sua necessaria precondizione.
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disposizione. La sentenza 👇
Ferrieri e Bonassisa v. Italy (Applications nos. 40607/19 and 34583/20)



