Trasparenza Bancaria e Determinatezza del Tasso: Verso una Verità Matematica del Contratto
- Giovanni Currò

- 19 gen
- Tempo di lettura: 3 min

La recente giurisprudenza di legittimità, culminata nella significativa Sentenza della Corte di Cassazione n. 290 del 6 gennaio 2026, segna un punto di svolta fondamentale nel contenzioso bancario. Il tema centrale non è più soltanto l'usura o l'anatocismo, ma la trasparenza sostanziale: la capacità del contratto di riflettere una struttura matematica univoca, coerente e, soprattutto, determinabile.
Il concetto di Determinatezza "per relationem"
Tradizionalmente, si è ritenuto che l'indicazione del TAN (Tasso Annuo Nominale) e del TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) assolvesse agli obblighi di legge. Tuttavia, la Suprema Corte chiarisce oggi che la determinabilità dell’oggetto contrattuale (ex art. 1346 c.c.) non può limitarsi a un’indicazione formale di tassi, ma deve resistere a una prova di coerenza matematica.
Il principio della determinazione per relationem stabilisce che un tasso è validamente pattuito solo se è ricavabile in modo univoco attraverso i parametri indicati nel contratto. Se il contratto richiama un indicatore sintetico (il TAEG) come perimetro del costo globale, ma la struttura della rata (basata sul TAN) smentisce tale parametro, ci troviamo di fronte a un'insanabile contraddittorietà.
La frattura tra TAN e TAEG: quando il numero nasconde il costo
In molti contratti di finanziamento, specialmente in quelli assistiti da garanzie esterne o polizze assicurative, si assiste a un fenomeno di "scollamento" tra i tassi dichiarati:
Il TAEG come promessa di costo: L'istituto dichiara un TAEG che dovrebbe includere tutti gli oneri (spese di istruttoria, perizia, polizze e commissioni di garanzia come quelle dei Confidi).
Il TAN come motore della rata: Parallelamente, la banca calcola la rata utilizzando un TAN che ignora la decurtazione del capitale netta dovuta a quegli stessi oneri.
Il risultato è un paradosso matematico. Se si esegue un "calcolo a ritroso" — ovvero se si depura il TAEG pattuito da tutti i costi accessori per estrarre il tasso nominale che ne deriverebbe — si ottiene spesso un valore sensibilmente inferiore al TAN effettivamente applicato in contratto.
La portata della Sentenza Cass. n. 290/2026
Secondo la Cassazione, questa divergenza non è un mero dettaglio tecnico, ma inficia la validità della clausola interessi. Se il richiamo al TAEG produce, matematicamente, un tasso nominale diverso da quello indicato graficamente nel contratto, l'oggetto della pattuizione diventa indeterminato.
In presenza di due dati incompatibili (un costo globale promesso e un tasso nominale applicato che lo eccede), non è possibile stabilire su cosa si sia formato il reale consenso del cliente. Questa asimmetria informativa impedisce al mutuatario di comprendere il reale meccanismo di formazione del prezzo del denaro.
Le conseguenze per il mutuatario: la nullità della clausola
Quando la perizia econometrica dimostra che la struttura della rata non è coerente con il TAEG dichiarato (includendo tutti gli oneri accessori), la sanzione è drastica: la nullità della clausola interessi ai sensi dell’art. 117 del Testo Unico Bancario (TUB).
Le conseguenze legali sono di estremo rilievo:
La decadenza del tasso convenzionale applicato dalla banca.
Il ricalcolo dell'intero piano di ammortamento al tasso sostitutivo (solitamente legato ai rendimenti dei titoli di Stato, come i BOT).
Il diritto del cliente alla restituzione di tutte le somme pagate in eccedenza, che spesso ammontano a decine di migliaia di euro su mutui di lunga durata.
Conclusioni
Il passaggio dalla trasparenza formale a quella matematica impone oggi un'analisi tecnica dei contratti molto più raffinata. Non basta più leggere i tassi in calce al contratto; è necessario ricostruire la "verità matematica" dell'ammortamento.
Lo Studio Currò resta in prima linea nell'analisi di queste criticità, offrendo consulenza specialistica per verificare se il vostro finanziamento rispetta i rigidi criteri di determinatezza imposti dalla Suprema Corte.
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